L’estraneo nello specchio di Vincenzo Abate

 

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L’OCCHIO DELLA MENTE

 

Ebbene si, vi narrerò la mia storia, pur sapendo che ciò non modificherà il mio destino. A lei Padre, così gentile e perseverante nel tentare di salvare la mia anima dal rogo dell’inferno, racconterò i fatti come io li ho vissuti. Sarà lei poi a giudicare da sé il mio stato mentale, se sia di natura psicopatica, come ha sancito la corte, oppure sana e lucida.

Quel pomeriggio passeggiavo tranquillamente tra le strade della mia piccola cittadina. Il paesaggio della brughiera posta alla periferia della città era per me un elemento di notevole interesse artistico, era un prospetto meraviglioso per l’ispirazione che andavo cercando per completare la mia raccolta di racconti gotici. Il mio editore mi stava col fiato sul collo, pretendeva che consegnassi il lavoro entro due mesi, ma ormai ne erano passati già tre e la sua pazienza volgeva al termine. Ma non si deve mettere fretta a un artista che sta concludendo un’opera, non crede? I diciassette racconti erano già pronti da un pezzo, ed ognuno di essi rimaneva ancorato al classico filone horror, che era ciò per cui ero pagato. Era proprio grazie a quel genere del terrore che il mio nome era abbastanza conosciuto, almeno in un ambiente di appassionati. Nonostante ciò, sentivo dentro una notevole insoddisfazione, sentivo di non aver completato degnamente la mia raccolta, e questo provocò l’ira del mio amato editore.

Da più di un mese ormai ero alle prese con quello che sarebbe dovuto essere l’ultimo racconto, il diciottesimo, quello che avrebbe dovuto chiudere in maniera sublime il mio lavoro. Non volevo che trattasse dei soliti temi soprannaturali di mostruosità. Il mio ultimo racconto doveva essere perfetto. Volevo imprimere i miei pensieri su carta, cosa che non mi era mai stata possibile visto che ogni scrittore di successo deve sottostare a dure regole editoriali. Il lavoro viene storpiato da quegli orribili editor per far in modo che lo stile e la percezione che un artista vuole trasmettere al suo pubblico vengano dispersi, per far spazio a modalità prefabbricate di scrittura. Ha notato, Padre, come ormai ogni libro sia simile ad ogni altro? Le trame variano, certo, ma il modo in cui sono scritti… sono praticamente identici.

Ma non il mio diciottesimo racconto…

Il titolo che scelsi fu “L’occhio della mente” a parer mio perfetto per ciò che volevo rappresentare. Le persone, ne ero più che sicuro, sarebbero state ammaliate e profondamente disturbate dal fascinoso caos del mio cervello. Il racconto si sviluppava in un modo anche piuttosto semplice: le esperienze mentali che avevo ogni qual volta facevo le mie passeggiate pomeridiane… lei forse non ci crederà Padre, ma io, sin da quando quindicenne caddi dalla moto di mio padre e battei la testa contro l’asfalto, ho sviluppato una folgorante capacità di leggere lo stato emotivo altrui.

Lei ora mi guarda con incredulità ma le posso assicurare che ciò che le dico è reale. E le posso anche garantire che il mio non è un dono, anzi lo considero una vera e propria maledizione visto che la maggior parte degli individui che incontriamo lungo la strada hanno pensieri negativi e tremendi. Ed è proprio questo su cui si basava il mio magnifico racconto, sul modo in cui io percepivo i malvagi pensieri degli esseri umani e sulle mie reazioni interiori. Sarebbe stato il più straordinario dei racconti, di questo ne sono certo, avrei servito la comunità dando quasi un servizio sociologico. Mi perdoni se faccio dello spirito Padre.

Il pomeriggio in questione ero veramente su di giri, il mio racconto era quasi terminato e stavo cercando l’ultimo input per chiudere degnamente il mio capolavoro.

Mi aggiravo nelle piccole strade del centro urbano, tutta la mia attenzione era incanalata verso i passanti che mi venivano incontro. Percepivo parecchie malevolenze, specie di quei ricconi vestiti di tutto punto che parlano con fare scorbutico con il cellulare super accessoriato da 400 sterline. Ma per il mio finale volevo qualcosa di più. E finalmente arrivò, come un fulmine a ciel sereno, come una saetta che illumina il buio della mente. Incrociai la signora Conliff in una traversa di ritorno dal mercato ortofrutticolo. Era una persona abbastanza conosciuta in città, soprattutto perché era stata sposata con l’ex sindaco della nostra amata cittadina, ed era famosa per i suoi saldi principi morali. Ora che era rimasta sola con la figlia dirigeva un asilo infantile, e si diceva in giro che svolgesse il suo lavoro in maniera irreprensibile. Ma questo era solo ciò che si chiacchierava in città. Appena la incrociai per strada capii che quella donna era malefica, che qualcosa di terribile doveva aver commesso visto che il suo stato d’animo era in un tale agitazione da provocarmi un forte dolore alle tempie. La seguii fino a casa sua, la spiai dalla finestra. Preparava da mangiare alla sua piccolina e stava indossando una comoda tuta, accese poi il pc cliccando subito su Facebook per poter scambiare quattro parole con chissà chi. Ma io sapevo, io lo sentivo, quella donna era arrabbiata, era pericolosa. Non mi guardi così Padre, io ho fatto il bene della povera bambina. Quando ho sentito che sua madre voleva ucciderla e poi gettarla nel cassonetto dell’immondizia pensai che dovevo assolutamente fare qualcosa, e poi era una trama perfetta per il mio racconto: l’eroe dai magici poteri che salva una dolce bambina dalla madre psicopatica. Era perfetto, avrei aggiunto quel tocco di eroismo che mai era stato presente nei miei precedenti racconti, quasi tutti incentrati su creature demoniache che tormentavano le povere anime innocenti fino a distruggerle. Invece stavolta il Bene avrebbe trionfato, la giustizia divina avrebbe sconfitto le crudeli pulsioni di una mente disturbata come quella della signora Conliff. Bussai alla porta e appena aprì la sbattei a terra fracassandole il cranio facendole sbattere la testa al pavimento, sua figlia piangeva guardando la scena tanto cruenta ma sono sicuro che un giorno capirà la verità e verrà a ringraziarmi personalmente. Infatti “L’occhio della mente” è dedicato proprio alla cara piccola. Quando portai a termine l’uccisione di quella iena un fremito mi scosse da capo a piedi, e dopo aver riflettuto capii: l’opera era compiuta! Perfetta in ogni suo elemento. Corsi subito verso casa e, ancora con la giacca sporca del sangue della Conliff, mi misi a scrivere sul pc portatile l’ultimo pezzo del mio meraviglioso diciottesimo racconto. Ebbro di gioia mi precipitai dal mio editore e gli gettai praticamente la mia chiavetta usb dicendogli “Ecco caro amico, qui c’è la mia raccolta completa, ti consiglio di leggere l’ultimo racconto e di prestargli ben attenzione, forse così ne percepirai la grandezza”. Lui mi fissò terrorizzato vedendomi tutto imbrattato di sangue, e mi chiese da dove provenisse e che cosa avessi combinato. Io con un largo sorriso gli risposi che erano i segni di un eroica impresa che avevo concluso per amore del mio racconto!

Beh ora sono qui, in questa cella, con tutti gli altri detenuti che mi guardano in maniera curiosa, a metà tra l’inorridito e il furioso. Ho voluto parlare con lei Padre perché solo lei può avere e dare la giusta misura del mio atto eroico, visto che lei rappresenta le forze del Bene che io ho servito con dedizione. Ora la mia raccolta di racconti è in cima alla lista delle vendite della settimana, e anche se Scotland Yard mi ha per sempre negato la libertà fisica posso sublimarmi nella perfezione estetica che ho raggiunto con la mia opera ultima!

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1 commento

  1. Un racconto spiazzante, orchestrato alla Poe, capace imprevedibilmente di sorprendere con una finale rivelazione tremenda, allibente. A ribaltare le regole del nostro percepirlo, quel che sembrava non è, e una seconda lettura, dopo aver terminato la prima, ci schiarirà il dubbio. Prominente, minaccioso, da vero occhio scrutante (nel)la mente, nelle nostre cer(tezz)e, nelle nostre paure inconsce. Un piccolo gioiellino, ripeto, degno erede della tradizione alla Edgar Allan Poe. Preparazione sottile e sofisticata, intelaiatura nel creare suspense, botta finale. Sc(i)occante, rivelatrice.

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